foto sezione tracce 2

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

tracce di donna 2014 Page 1

6a Edizione Tracce di Donna 2014
...dove nasce la coscienza!
Ospite: Viviana Matrangola (figlia di Renata Fonte)

Interverranno

Ilaria Ferramosca

Sceneggiatrice

Gian Marco De Francisco

Disegnatore

6 Aprile 2014

ore 16,30 caffè di benvenuto
ore 17,00 sipario

Hotel Lanzillotta - Alberobello (Ba)

Nel corso della serata verrà assegnato il premio:
Tracce di Donna ad Alberobello

Premio Tracce di Donna 2014

Giorgina Cito

ozio_gallery_nano

tracce-di-donna-2014 Page 200-2

Renata FONTE nasce a Nardò (Le), il 10 marzo 1951.

Da bambina, si trasferisce a Chieti, per seguire il padre, funzionario del Ministero della Difesa Esercito; neanche adolescente, rientrata presso la madre, soffre una non serena vita familiare ed i suoi genitori si separano definitivamente (divorzieranno solo in seguito): spesso si reca presso il padre, stabilmente residente in Abruzzo.

Frequenta il Ginnasio Liceo Classico di Nardò, attiva nei diversi impegni studenteschi e si crea le solidissime amicizie che l’avrebbero sostenuta per tutta la sua brevissima esistenza. Non consegue ancora il Diploma, poiché, a diciassette anni, incontra un sottufficiale dell’Aeronautica Militare di stanza ad Otranto, Attilio Matrangola, di ventidue anni, che diventerà suo marito qualche mese dopo (agosto 1968).

L’anno successivo, dà alla luce la sua primogenita, Sabrina, a Mariano Comense (Co), scoprendo nell’ancora piccola famigliola il calore riflesso che lei stessa emanava e la serenità domestica a lungo agognata. Si è stabilita vicina alla famiglia di origine del marito, che poi seguirà praticamente in tutta Italia, rinunciando ad una professione per accudire le sue bambine; Attilio, invece, si occupa di coordinare funzionamento e manutenzione dei radar negli Aeroporti civili ed è costretto a spostarsi spesso anche all’estero.

In Sardegna, nel giugno del 1973, nasce la seconda ed ultima figlia, Viviana, un altro momento di felicità nell’allegra famiglia, nonostante sia costretta a spostarsi per anni ed ogni volta a ricominciare tutto in un nuovo luogo; Renata sogna di ritornare nella sua amata terra salentina ed affronta l’ennesimo trasferimento in Sicilia. Qui, in provincia di Catania, appena l’età delle figlie glielo consente, da privatista consegue brillantemente il Diploma di Maturità Magistrale e vince, ai primi posti, il Concorso a cattedra successivo. Nel frattempo, segue costantemente la crescita delle bambine e lavora saltuariamente, per contribuire al bilancio familiare; inoltre, scrive racconti, poesie, studia da autodidatta francese ed inglese e, dovunque abiti, crea intorno a sé  delle sincere e durature amicizie, vicine ancora adesso alle sue figliuole.

Finalmente, nel 1980, il marito viene trasferito all’Aeroporto di Brindisi e lei riassapora l’agognato profumo di casa. Insegna alle Scuole Elementari di Nardò (ancora adesso, i suoi allievi la ricordano con struggimento e le donano  fiori), studia Lingue e Letterature straniere all’Ateneo leccese. Forte degli insegnamenti di Pantaleo Ingusci, insigne storico mazziniano neretino, comincia ad impegnarsi attivamente nella vita del locale Partito Repubblicano Italiano, diventandone Segretario cittadino e nelle battaglie civili e sociali di quegli anni, iscrivendosi all’U.D.I. e dirigendo il Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio, per il quale si impegnerà sui mass-media contro le paventate lottizzazioni cementizie; decide di candidarsi alle successive elezioni amministrative e, dopo anni di assoluta assenza di repubblicani, è la prima Consigliere ed Assessore che il Partito vanti a Nardò. Frattanto, insegna alle scuole elementari, studia Lingue e Letterature straniere all’Università, pur non trascurando mai la crescita delle figlie, che adora. Affronta un immane lavoro filologico ed organizzativo sui romanzi, sui saggi storici e sugli scritti dello scomparso “zio Lelè”, dipinge con una sorprendente varietà di tecniche pittoriche, anche su diversi materiali e scrive una struggente, intensa raccolta di poesie e numerosi racconti, alcuni seri ed impegnati, altri divertenti ed ironici, un po’ come é lei…

Dall’Assessorato alle Finanze a quello alla Pubblica Istruzione, Cultura, Sport e Spettacolo, al direttivo provinciale del P.R.I., diviene anche responsabile per la provincia del settore Cultura dei repubblicani. Sono anni di intensissime e sofferte battaglie, in una Nardò accesissima nella violenza della lotta politica; un’atmosfera di sotterfugi e mezze verità  – scopre certamente qualcosa di illecito su oscure speculazioni edilizie a Porto Selvaggio – la fa soffrire: lei è integerrima e combatte qualsiasi forma abbiano queste realtà, spesso da sola. Restano i discorsi e le registrazioni dei Consigli comunali che testimoniano quanto lei rifiuti simili bassezze e come si impegni senza tregua per perseguire valori di trasparenza ed integrità nella gestione della Cosa pubblica: nessuno le disconoscerà mai questi meriti e molti si ispireranno a questa sua incrollabile dedizione alla legalità.

All’uscita da un Consiglio comunale, la notte fra il  31 marzo ed il primo aprile 1984, a pochi passi dal portone di casa, viene assassinata: ha compiuto da pochi giorni trentatré anni.

L’efferato delitto ha immediata e lunghissima risonanza nazionale: il primo omicidio di mafia nel Salento, perpetrato contro una giovane donna, madre,  sposa, esempio; in pochissime settimane, gli inquirenti assicurano alla giustizia i vari livelli dell’organizzazione: gli esecutori materiali, gli intermediari ed il mandante di primo livello, tutti condannati nei successivi tre gradi di giudizio. Ma sono davvero tutti qui i colpevoli?

Alla storia di Renata vengono dedicati tre libri: “La posta in gioco” di Carlo Bollino, “Il caso Fonte” di Lino De Matteis; “L’innocenza che insegna” di Aa. Vv.; ed il capitolo: L’onore della testimonianza, nel libro: “Lotta civile” di Antonella Mascali. Dal primo di questi testi viene tratta la sceneggiatura di G. Ferrara del film: “La posta in gioco” (1987) di S. Nasca, con Lina Sastri nel ruolo dell’assessore, Vittorio Caprioli, Flavio Bucci, Christian Brando, Roberto Alpi, Turi Ferro; il lungometraggio è stato censurato dopo poche settimane di distribuzione, a motivo di evidenti allusioni ad un “quarto livello di mandanti”. La Compagnia Teatrale “La Calandra” ha scritto e messo in scena il dramma: “Se… Renata”; a cadenza annuale, le edizioni di “OLE – Otranto Legality Experience”, Forum Internazionale sulle criminalità globalizzate, cui partecipano delegazioni giovanili da vari Paesi del mondo, sono dedicate al suo ricordo. Anche il Parco Naturale Regionale di Portoselvaggio e Palude del Capitano custodisce una targa di dedica all’assessore, unanimemente riconosciuta protagonista della sua salvaguardia ed un’area di recupero della fauna selvatica del Parco Fluviale Regionale dello Stirone e del Piacenziano (Pr) è stata intitolata a lei; un brano composto dal maestro Andrea Padova nel cd: “ArancioLimoneMandarino” si intitola: Porto Selvaggio (a Renata Fonte). La Città di Genova ha intitolato all’assessore il primo piano dello storico Palazzo Verde, adibito ad esposizione permanente di laboratori e tecniche di educazione ambientale per le scuole di ogni ordine e grado. Nel corso degli anni, si sono occupati della sua storia in Rai:  “Telefono Giallo”, “Rotocalco televisivo”, “Uno Mattina”, “Cominciamo bene”, “Lucarelli racconta”; su La7: “Niente di personale” e diversi servizi giornalistici su RaiNews24 e RaiSat2000; servizi su quotidiani e settimanali d’opinione; il sito: santilaici.it le ha dedicato il mese di marzo 2011e, dallo stesso anno, un vino della varietà autoctona negroamaro di LiberaTerra, frutto dei vigneti pugliesi confiscati alla criminalità organizzata, porta il suo nome.

Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie ed il suo presidente, don Luigi Ciotti, parlano di Renata nel corso delle loro manifestazioni in tutta Italia, fra le quali la “Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno” (ogni 21 marzo, all’inizio della primavera), assieme a centinaia di familiari di tutte le vittime della criminalità di ogni tempo; a lei vengono intitolate strade e piazze, iniziative di commemorazione e memoria storica, convegni e ricerche territoriali su legalità e non violenza, attività con le Istituzioni scolastiche, la Scuola di Politica “Benvenuti in Italia”, edifici e plessi scolastici,  sezioni di associazioni ambientaliste, Presidi e sedi territoriali di Legambiente e di Libera (ad Andria; a Nardò; a Perugia; a Torino etc…). La figlia maggiore, Sabrina, è stata consulente storico-archeologica del PNR di Portoselvaggio e Palude del Capitano, si occupa di pubblicazioni, percorsi di legalità con scuole ed Enti e ha collaborato con la comunità italiana residente in Svizzera; la figlia minore, Viviana, è responsabile di Libera Memoria Internazionale ed ha parlato di Renata in Italia, in Europa e fino alla sede newyorchese dell’O.N.U. Un’Associazione onlus ed una Rete Antiviolenza, afferente al Numero Verde nazionale 1522, contro la violenza su donne e minori, portano il suo nome.

Articolo tratto da: http://www.legalitaegiustizia.it/biografia/renata-fonte/

Tracce di Donna altri anni...