foto sezione presepe

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Ogni volta che qualcosa emoziona, dà gioia, innamora, si tende inevitabilmente a comunicarla agli altri. È questo il motivo che spinge ogni anno l’associazione Amici del Presepe  a far rinascere quel bimbo che oggi intenerisce i cuori come duemila anni fa. Il Presepe Vivente di Alberobello trova origine circa trentaquattro anni fa nella Parrocchia Sant’Antonio che lo alimenta e lo sostiene, proprio per la validità dell’iniziativa che si è rivelata subito “luogo” privilegiato in cui offrire alla comunità locale e, oggi, nazionale ed internazionale, un’occasione unica di riflessione sull’incarnazione di Dio. Giuseppe, Maria e il bambino, con l’asino, il bue e un coro di angioletti furono i protagonisti solitari della prima edizione nel 1970 su un palco di fortuna antistante la chiesa di S.Antonio, ma già l’anno seguente a loro si aggiunsero pastori e artigiani in una piazzetta della zona monumentale davanti alle telecamere di una rete televisiva nazionale. Furono anche le numerose telefonate ricevute da più parti d’Italia rinvianti alle emozioni suscitate dalle immagini, che spinsero gli organizzatori e riproporre il Presepe Vivente nei successivi trentadue anni. Da otto anni, poi, l’allestimento avviene nel rione Aia Piccola, la zona più caratteristica e antica del centro storico di Alberobello, primo centro abitato del paese, anche se oggi il meno popolato e, fortunatamente, il meno utilizzato per il commercio. Tanto che, poiché disabitati, i trulli che ci vengono generosamente offerti dai proprietari, necessitano di pulizie e di un allestimento adeguato all’ambiente. Fatica e sudore, non spengono però il desiderio di vivere questo evento che fonde diverse generazioni: il cestaio settantenne è accompagnato, dal ragazzino apprendista che impara e si diverte; l’anziana tessitrice scandisce il movimento del suo filare con gli allegri canti dei bambini; la laboriosa pasticcera insegna la preziosa arte di realizzare i dolci tradizionali quali: cartellate, pettole, purcjdd’, torroni. I profumi del miele e del vin cotto, del pane fragrante e del latte appena munto, della pasta lievitata e fritta, del baccalà steso ad essiccare e l’odore acre della sansa e dei rami di pino scoppiettanti, riempiono gli ambienti e gli animi del ricordo delle tradizioni. Immagini che rivivono, appunto, anche grazie ai luoghi: trulli, soppalchi, viuzze, alcove, aie, chiancole che creano una scenografia naturale.

Annualmente l’organizzazione sceglie un tema che fa da filo conduttore anche alle altre iniziative che durante l’anno si svolgono nella viva e giovanile parrocchia Sant’Antonio. Pertanto la riflessione sul Tempo, che è stata cardine sin dal Grest Estivo organizzato per i bambini, sarà elemento portante del Presepe Vivente nel periodo natalizio e della Via Crucis del venerdì santo.

L’intento è quello di proporre ai visitatori un percorso di circa un’ora che,  anche attraverso le tradizioni di un’Alberobello ottocentesca, presenti quei valori evangelici e morali proposti duemila anni fa e validi ancora oggi. E siccome mai come nella cultura attuale il sentimento del tempo sembra razionalizzato e finalizzato alla produttività, dimenticando il tempo da spendere per la propria interiorità, lo scopo è quello di invitare tutti a prendere e riprendere il tempo anche per  rivalutare valori universali (come la condivisione di momenti tra età diverse e la genuinità della tradizione) e per ritrovare nel messaggio di salvezza e di conversione portato da Cristo il significato più vero di tutti quegli attimi fulminei in cui è possibile percepire l’eternità. Nessun Natale, pur nella tradizione di iniziative, ritorna uguale agli altri. Il Presepe Vivente è, forse, l’occasione per viverne almeno uno in modo speciale. Non dire, quindi, “Non ho tempo!” perché “Nessun istante ritorna un’altra volta in modo da poterlo rivivere…”.

 

I RAGAZZI DELLA PARROCCHIA

C’era una volta un presepe...

...di gente e di pietre che raccontava la storia della nascita di Nostro Signore …nel paese dei trulli! Vecchie strade che tornano alla vita, camini anneriti da antica fuliggine che ardono di fuoco nuovo, piazzette dimenticate da tempo che brulicano di personaggi, dimenticate nenie che tornano a cullare i sogni dell’uomo, antichi odori e sapori che mondano i sensi e il cuore! C’era una volta un presepe di gente e di pietre e ci sarà ancora”