foto sezione presepe

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“Ci fu il mormorio di un vento leggero e Dio era lì…” (Dal primo Libro dei Re 19)
Senza terremoti e senza sconvolgimenti. L’Atteso dei secoli arrivò nel più ordinario dei silenzi.
Solo sua madre sapeva che era figlio di un annuncio; ma venne senza essere aspettato. 
Era già accaduto ad altre donne ebree, a Sara…
Irrompeva nel mondo la Luce vera e nessuno lo sa, lo sente, se ne accorge.
L’anno in cui Maria lo partorì non era santo e sabbatico. Un anno qualunque.
Né venne durante la festa, nell’allegria, ma durante uno spostamento forzato; non si trattava di un pellegrinaggio: i suoi erano partiti per un dovere triste e rischioso, obbedendo ad un censimento. Roma comandava in quelle terre e bisognava sottoporsi alla conta imposta dai dominatori, come capi di bestiame. Incolonnati con gli altri, partirono in due da Nazareth e arrivarono in tre a Gerusalemme: Maria aveva avuto le contrazioni lungo la strada.
A quel bambino divenuto adulto raccontarono poi della nascita precaria, delle violenze assurde di chi comanda e delle ferite inferte dalla prepotenza.
Il Nazareno sentì che era scampato a una strage, lui solo, riassunto di tutti gli uccisi; era come se quel bambino sopravvissuto avesse assunto tutta l’energia di quelle vite impedite; e per Lui, qualche anno dopo, fare miracoli sarebbe stato solo un minimo risarcimento: al cieco, allo storpio, al muto, al sordo, al calunniato, al lebbroso. Tutti i votati alla morte lo avranno dalla loro e Lui cercherà di pareggiare il conto dell’ingiustizia dalla quale fu salvo. Per tutta la vita la sua coscienza fu abitata da una folla di bambini mancati, dal dolore di madri che urlano…
Questo impose una regola al suo stile: mai violenza. Neppure per il bene.
E annunciò il miracolo della tenerezza che vince, il segreto della mitezza che sembra perdere e che in realtà schiaccia, perché nessuno è più forte di chi non si oppone.
Sentiva anche Lui il fremito di rivolta della sua gente; avere Roma sulla testa era uno scandalo: siamo il popolo eletto, Dio è dalla nostra parte e allora perché i pagani ci dominano?
Fra tensioni e divisioni maturò la convinzione tutta sua che solo chi ama è pericoloso e può rovesciare il mondo. Fu questo a disorientare il sistema: sarebbe stato più facile usare le stesse armi e il mondo vi si sarebbe riconosciuto; ma con lui andò in frantumi il cerchio logico per cui all’amore si risponde con l’amore, alla violenza con la violenza.
Suggeriva una verità indeclinabile con le armi: Dio è amore, sempre; un modo nuovo di leggere la vita e i suoi intrecci, nei quali, contrariamente alle apparenze, è sempre l’amore che vince.
Così invece dello sguardo che giudicava l’adultera fece la scelta di distogliere gli occhi, scrivendo per terra; al divieto di entrare in contatto con gli intoccabili preferì l’azzardo dell’abbraccio; alla malizia dai doppi pensieri dei commensali di Simone il fariseo rispose lasciandosi toccare e baciare da una sgualdrina -lei almeno sa cosa sia amore, anche se fuori dalle regole e per eccesso.
Mai arrogante, mai autoritario; sapeva che c’è anche la violenza della parola e dell’insegnamento. Imboccò sempre la via dei piccoli gesti e delle parole insinuate, degli esempi, delle allusioni velate: non si deve mai sferzare nessuno, perché fanno più male le carezze delle percosse. Dalle carezze è difficile difendersi. E fu carezza quello sciacquettìo di piedi nell’acqua sporca e lui, il Maestro, chino come un servo.
Tenerezza è non farsi vedere, lasciarsi indovinare senza la violenza delle prove evidenti; far scivolare un miracolo senza attirare consensi, anzi proibendoli; rifuggire alla spettacolarità con uno stile sommesso; evitare le contrapposizioni di contesa. Parlare col silenzio, accettare la situazioni di sproporzione e restare fermo nella debolezza della verità: è il Padre che rende forti ed efficaci e Gesù lo sa.
Allora quel cucciolo di Messia può nascere anche in una grotta, cacciato da amici e parenti, sotto il peso della calunnia e della maldicenza, dopo mille porte bussate da un uomo umiliato per la sua donna che attende in strada con le acque rotte, accanto all’asino.
Sì perché Lui è il Dio che si affianca, senza pretendere spazio. Tenero è chi si adatta e rispetta.

 

don Fabio

C’era una volta un presepe...

...di gente e di pietre che raccontava la storia della nascita di Nostro Signore …nel paese dei trulli! Vecchie strade che tornano alla vita, camini anneriti da antica fuliggine che ardono di fuoco nuovo, piazzette dimenticate da tempo che brulicano di personaggi, dimenticate nenie che tornano a cullare i sogni dell’uomo, antichi odori e sapori che mondano i sensi e il cuore! C’era una volta un presepe di gente e di pietre e ci sarà ancora”